Vivo o Morto?

Che vuol dire vivo e che vuol dire morto? Cosa è vivo e cosa è morto?
Tutto quello che si muove e che respira è vivo?
Tutto quello che è sepolto e immobile è morto?

Secondo me, è morto chi schiaccia, chi lede i diritti degli altri, chi oltraggia, chi non rispetta, chi respira togliendo l’aria agli altri, chi ha solo risposte, chi tocca impunemente, chi apre le mani vuote, chi ride senza sorridere, chi plagia, chi si compiace di non essere consapevole, chi fa il burattinaio, chi da pedate illudendo di insegnare, chi distribuisce carote invece di ripagare, chi pensa che essere ripagati vuol dire ricevere carote.

E’ vivo chi sa tacere, chi non guarda ma osserva, chi chiede il permesso, chi fa domande, chi respira annusando gli altri, chi sfiora piano, chi allarga le braccia in silenzio, chi sorride sinceramente, chi lascia le proprie impronte per farci camminare gli altri, chi nutre e impreziosisce la propria coscienza, chi valorizza gli altri con le loro stesse risorse, chi trova il coraggio di dire la verità.

La televisione non è morta. Fa un pò morire. I libri, le persone -vive-, l’amore, la curiosità e i bambini questi si che fanno vivere.

E tu? Sei vivo o morto?

Ricomincio da 2012

Non cerco scuse. Non so scrivere articoli tampone d’impatto. E non ho nessuno che lo fa per me.

Ho abbandonato il mio blog come le mie piante. Le uniche superstiti sono quelle grasse che sono diventate secchette di un verde “sopravvivo”. Non so perchè, o forse si ma, non lo so scrivere. Forse avevo (ho) troppe cose da dire e non sapevo da dove cominciare oppure non avevo niente di “importante da dire e allora preferisco ascoltare.

Sto metabolizzando dei grandi cambiamenti nella vita privata ed anche nella mia vita professionale. Trovo che il cambiamento sia una costante meravigliosa. So accogliere (non cogliere) le sfide a braccia aperte, semplicemente, con curiosità e voglia di scoperta.

La serietà tra serismo e seriosità

Anche oggi sono riuscita a dedicare un pò di tempo a me… niente di che eh!

Una lezione di acquagym e mi sembra di aver fatto chissà cosa… però ci voleva proprio e poi, più sono frenetiche le lezioni e più mi piacciono. Mi manca la terra sotto i piedi con la mia bramosia di bruciare calorie e di scatenarmi.

Così ho cominciato a frequentare (una parolona… io sono una da abbonamento a ingressi) questo circolo vicino casa. Scelto perchè c’è la possibilità di fare acquagym tutti i giorni con una grande varietà di orari e quindi, appena scorgo uno dei nonni all’orizzonte vado.

Durante le lezioni, non ho potuto fare a meno di notare i comportamenti davvero molto seriosi delle istruttrici che si sono succedute a bordo piscina. Con i loro completini super swim-fashion e i loro fisicacci impeccabili riescono a non tradirsi nemmeno con l’ombra di un sorriso, di una frase simpatica, una parola, niente! Si trincerano dietro ad un sipario di grande solennità, austerità e gravità per la situazione contingente, creando un clima di terrorismo sportivo: zitte e lavorate eseguendo correttamente gli esercizi!

Ma la mia voglia di attività è sempre stata più forte.

Oggi invece, in sostituzione dell’istruttrice titolare, si è presentato un tipo: uomo, tutto depilato, canottierina nera e costumino boxer tutto attillato ed intento ad evidenziare le sue “forme”, più largo che alto. Beh! E’ riuscito – oltre che a farci discretamente muovere - a farci ridere e sorridere rivolgendo frasi e battute a tutte noi, nessuna esclusa, creando stavolta un clima sereno e divertente.

Una ragazza gli ha chiesto se ci sarebbe stato anche la prossima volta e lui: “No, no vieni pure tranquilla!”… modesto anche. Un’altra aveva qualcosa in mano e lui:”Sai già che dovrai prendere l’Aulin dopo?” E così via.  ”Complimenti, bravo!” Non ho potuto fare a meno di dirgli uscendo non senza notare il sorrisetto compiaciuto delle altre partecipanti.

La serietà prima di tutto… uff ma chi l’ha detto? C’è chi confonde la serietà con il serismo… come se la serietà professionale possa essere espressa esclusivamente con la mimica facciale.

“Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo!” Diceva Pasolini.

Il Talento tra materia e immaterialità

Ci vuole talento per pescare così

Oggi, nella rubrica Forse non tutti sanno che… del mio settimanale di cruciverba preferito, ho scoperto che nell’antica Grecia il talento era un’unità di misura: era il peso che un uomo poteva portare sulle spalle.
In effetti, facendo qualche ricerca approfondita in rete trovo che il termine talento deriva dal greco “talanton” e che in origine era il piatto della bilancia che serviva da contrappeso per valutare la merce di scambio.  Durante la Guerra del Peloponneso in Grecia antica il talento era la quantità di argento necessaria per pagare l’equipaggio di una trireme per un mese. Quindi il Talento nasce come un qualcosa di materiale e di toccabile.
C’è anche una famosa parabola sui talenti nel Vangelo secondo Matteo, che narra di un uomo che, dovendo partire per un viaggio, affida i suoi beni ai suoi servi: ad uno affida cinque talenti, ad un secondo due talenti e ad un terzo un talento. I primi due, sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne l’importo; il terzo invece nasconde il talento ricevuto.  Al suo ritorno il padrone apprezza l’operato dei primi due servi e condanna il comportamento non produttivo dell’ultimo.
A parte la reazione forse un tantino esagerata del padrone nei confronti di un servo che ha semplicemente conservato i beni ricevuti in affido… anche qui si parla del talento come di qualcosa di materiale ma che tuttavia, comincia già a miscelarsi con l’accezione immateriale che diamo oggi al talento: il talento di saper far fruttare gli averi!
Il talento, secondo la definizione più comune, è considerato come l’inclinazione naturale ed innata di una persona a fare molto bene qualcosa.  Ad esempio si parla di talento nel canto, nella pittura, nello sport e nella recitazione anche se Marilyn Monroe diceva che “Non basta andare a letto per diventare una star… Ci vuole di più, molto di più. Però aiuta“. Se lo diceva lei…
Ci sono innumerevoli personaggi che hanno fatto e stanno facendo “storia” con il loro talento.  Senza andare tanto lontano, nel tempo e nello spazio,  mi viene in mente Lionel Andrés Messi, calciatore argentino attaccante del Barcellona con uno spiccato talento calcistico. Il quale - nonostante gli fu diagnosticato all’età di dodici anni un problema all’ormone della crescita – nel 2009 con la maglia del Barcellona è stato eletto miglior attaccante e miglior giocatore della Champions League e il 1° dicembre ha vinto il Pallone d’oro 2009 con un distacco record sul secondo classificato. È uno dei sei calciatori al mondo che hanno segnato una quaterna in una sola partita di Champions League. E poi non posso non pensare a Carolina Kostner che quest’anno ha dimostrato talento sportivo misto alla tenacia. Nel 2009, ai Giochi di Vancouver, cadendo diverse volte e commettendo molti errori totalizzò un punteggio bassissimo. Ma, alla fine disse: “Non sapete quanto male fa, e quanto è difficile dopo una serata così fare l’inchino davanti al pubblico – ha detto l’azzurra con la voce rotta dal pianto – Ma io non voglio arrendermi, non posso così perché me lo merito e se lo merita la gente a cui voglio far vedere quanto bene so pattinare. Non sono balle, il talento è vero. Il mondo non si ferma a stasera, bisogna rialzarsi“. Infatti alle Olimpiadi di quest’anno vince l’oro. Una medaglia dal sapore del riscatto!
Allo stesso tempo mi è inevitabile pensare a tutti quei personaggi che il loro talento l’hanno subìto: il talento boomerang.  E mi viene in mente Joseph Gilles Henri Villeneuve, meglio conosciuto come Gilles,  campione canadese di automobilismo soprannominato “l’Aviatore” che, a causa del suo stile di guida aggressivo, si autocoinvolse spesso in spettacolari incidenti. Morì infatti, in uno schianto a 225 km/h durante le qualifiche per il Gran Premio del Belgio 1982.  Il talento si eredita? Mah! Intanto suo figlio Jacques è il primo e, a tutt’oggi, unico canadese campione del mondo dei piloti di Formula 1.
A proposito di talento boomerang nella musica, mi viene mente Kurt Cobain, leader dei Nirvana. Da bambino non imparava a leggere la musica, ma riusciva ad imitare ciò che i suoi compagni suonavano… si è suicidato con un colpo di fucile alla testa a soli 27 anni.
E invece, che dire del talento di superare i propri limiti di Patrick de Gayardon - l’Icaro dei nostri tempi - esperto di paracadutismo acrobatico e considerato il pioniere dello skysurf. Inventò, collaudandola personalmente, la tuta alare per aumentare il tempo di permanenza in volo durante la caduta libera. Perse la vita durante un lancio di prova con la sua tuta alare a causa di un problema tecnico di apertura del paracadute. Il giorno dopo venne ricordato dalla Gazzetta dello sport con la dedica “Ci sono uomini che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere. Altri, quello di sognare.”
Continuando a pensare al talento non posso fare a meno di immaginarmelo sfericodimensionale nel senso che ci sono davvero innumerevoli modi di specificarlo.
In azienda:
- il talento di parlare in pubblico;
- il talento di essere flessibili;
- il talento di risolvere i problemi;
- il talento della creatività;
- il talento di trattenere i talenti;
- il talento di sviluppare i talenti;
- il talento di valorizzare i talenti;
- il talento di scegliere i talenti;
- il talento della delega;
- il talento di copiare cioè di fare benchmarking;
- il talento di formare;
- il talento di insegnare;
- il talento di coinvolgere e di motivare;
E invece dal punto di vista personale:
- il talento di farsi comprendere;
-  il talento di capire gli altri;
- il talento di dare consigli;
- il talento di sopravvivere;
- il talento di crearsi i problemi;
- il talento di chiedere scusa;
- Il talento del dialogo e della generosità;
- il talento del rispetto;
- il talento dell’onestà;
- il talento di non perdere le staffe;
- il talento del perdono;
- il talento di stare con i bambini;
- il talento di imparare dai bambini;
- il talento di scoprire;
- il  talento di essere puntuali;
- il talento di cambiare idea;
- il talento di dire di no;
- il talento di fare le scelte più opportune;
- il talento di restare tanti anni con lo/a stessa/o compagno/a.

Ecco! A proposito credo ci sia anche un talento sessuato.

Cioè il talento specificatamente maschile e quello specificatamente femminile. Per quanto riguarda le donne mi viene in mente il sesto senso e invece per quanto riguarda gli uomini vorrei leggervi la parabola dei talenti in versione moderna… riveduta e corretta…  trovata per caso su Facebook l’altro ieri: ”Un uomo aveva tre care amiche ma non sapeva quale sposare. Allora, decise di fare un test, per vedere quale fosse la più adatta a diventare sua moglie. Prelevò 15.000 euro dalla sua banca, ne diede 5000 à ciascuna dicendo: – Spendili come vuoi. La prima andò a fare shopping, acquistò vestiti per sé, scarpe, gioielli, andò dal parrucchiere, dall’estetista etc. Di ritorno dall’uomo, gli disse: – Ho speso tutti i tuoi soldi per essere più bella per te, per piacerti: Tutto ciò, perché ti amo. Anche la seconda andò a fare shopping, acquistando vestiti per lui, un lettore CD/MP3, un cellulare ultima generazione, una televisione schermo piatto con dvd e sistema home theatre, scarpe da jogging, delle mazze da golf. Di ritorno dall’uomo, gli disse: Ho speso tutti i tuoi soldi per renderti felice. Tutto ciò, perché ti amo. La terza prese i soldi e li investì in borsa…in tre giorni raddoppiò il proprio investimento, rese i 15.000 Euro all’uomo e gli disse: – Ho investito i tuoi soldi ed ho guadagnato i miei. Ora sono libera, posso fare ciò che voglio col mio danaro e non dipendo più da te. Tutto ciò, perché ti amo. Allora l’uomo si mise a riflettere……. riflettere… riflettere… (gli uomini riflettono molto…) >> riflettere… riflettere… (gli uomini riflettono veramente tanto…)  riflettere… riflettere… E sposò quella che aveva le t…e più grosse!

Comunque,  battute a parte,  credo che il talento fondamentale di tutti dovrebbe essere innanzitutto quello di scoprire qual è il proprio talento e poi di saperlo mettere in pratica in maniera costruttiva e – perché no? – con la dovuta tenacia.

Auguro a tutti di conquistare il talento di fare ciò in cui si crede.